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L’atterraggio sulle ruote

Siamo così giunti a quella manovra che, senza dubbio, è considerata la più difficile da imparare dai piloti che stanno facendo la transizione dall’aereo con carrello triciclo anteriore: l’atterraggio sulle ruote.

Beh, tutti gli atterraggi si fanno sulle ruote direte voi. Sì, ma in questo caso vuol dire che l’aereo atterra sulle ruote del carrello principale (non sempre sue due, perché in caso di vento al traverso la ruota sopravvento tocca per prima; ma quello lo vedremo in seguito). Qualcuno lo ha definito l’atterraggio “arrotato”; ma forse la definizione migliore sarebbe “su due punti”. In ogni caso, se conoscete una traduzione migliore di “wheel landing” (cioè la definizione in inglese di questo tipo d’atterraggio), sono permeabile ai vostri suggerimenti.

Scottish Aviation Twin Pioneer (flugzeuginfo.net)

Scottish Aviation Twin Pioneer (flugzeuginfo.net)

La pazienza che si richiede a entrambi, lo studente e l’istruttore, per quanto riguarda l’insegnamento e l’apprendimento  di questa manovra, è così tanta che molte transizioni al biciclo vengono interrotte (o abortite, sarebbe una parola migliore) dopo una dozzina circa di tentativi, col commento finale dell’istruttore che dice: “Vada, continui a fare l’abitudine alle sensazioni dell’atterraggio sui tre punti, e poi dell’atterraggio sulle due ruote ne riparliamo”.

Dopodiché, l’istruttore sparisce, meditando un cambiamento legale di cognome, indirizzo e, in casi estremi, potrebbe considerare anche la possibilità di andare a fare i voli di pattugliamento degli oleodotti in Oklahoma (che sono l’equivalente aviatorio del Purgatorio).

Se il vostro ciclo di lezioni di transizione all’aereo biciclo è finito così, è proprio un peccato, perché vi hanno fregato, e vi hanno piantato in asso con un corso incompleto. Il prezzo che pagherete è quello di una limitazione notevole della capacità di usare il vostro aereo a carrello biciclo. Ci saranno giorni nei quali le condizioni del vento renderanno obbligatorio l’atterraggio sulle due ruote, semplicemente perché un atterraggio stallato terminerebbe in un accartocciamento. (A proposito di accartocciamenti, se vi interessa un’altra cosa che potrebbe andare storta su un biciclo (e letteralmente, in questo caso) date un’occhiata a questo articolo.)  

Atterraggio sulle ruote di un DC-3
Atterraggio sulle ruote di un DC-3

Uno potrebbe anche dire: sì, ma io in quelle condizioni di vento a raffiche e al traverso non ci volo. Però il problema rimane: come farete ad atterrare se il vento si alza quando siete già in volo? Tornando all’atterraggio sulle ruote, vorrei farvi notare che ho detto che è difficile da apprendere.

Ed è anche difficile da insegnare. (Mentre state sudando le sette camicie per impararlo, forse vi farà sentir meglio sapere che l’istruttore ne sta sudando otto per insegnarvelo). Però non ho detto che sia difficile da eseguire; infatti, se foste stati nei paraggi una o due generazioni fa, avreste visto i vecchi professionisti fare un atterraggio sulle ruote dopo l’altro, nei vecchi Beech 18 e DC-3, e vi sarebbe sembrata la manovra più facile al mondo.

E la facevano così spesso perché, appunto, una volta appresa bene è molto facile da eseguire. (Chiedo scusa: 500 parole e  l’autore non ha manco cominciato a spiegarla, n.d.t).

E cominciamo allora (finalmente) con l’elencare tutti i vantaggi della manovra:

  1. La facilità di transizione da un tipo d’aereo all’altro
  2. La possibilità di posare l’aereo sulla pista a qualunque velocità (nei limiti del ragionevole) sopra la Vs1
  3. La ridotta suscettibilità dell’aereo a fare da banderuola nelle raffiche di vento
  4. La migliore visibilità durante il rullaggio post-atterraggio
  5. La maggior sicurezza di fronte all’imponderabile, tipo:
    • a: Un atterraggio notturno in bassa visibilità
    • b: Un aereo sovraccarico
    • c: Ghiaccio sull’ala che rende la velocità di stallo ignota

E, per ultimo, ricordiamo il “vantaggio” più grande, e cioè che in certi giorni non c’è altro modo di posare l’aereo per terra, intero. In quel senso, saper eseguire un atterraggio sulle ruote non è un lusso, o un di più; ma è una necessità fondamentale.

Adesso esaminiamo le ragioni per cui questa manovra è difficile da imparare:

  1. L’atterraggio sulle ruote è, in un certo senso, l’esatto opposto dell’atterraggio sui tre punti. Per cui richiede che quello che si è appreso prima venga invertito; il che è sempre complicato
  2. La maggio parte degli istruttori iniziano l’addestramento alla manovra sull’aereo vero e proprio. È sbagliato: dovrebbe iniziare alla lavagna
  3. La paura, esagerata, dell’allievo, che la pressione in avanti sulla barra faccia toccare l’elica per terra
Un Cessna 195
Un Cessna 195

Se ricordate, durante l’atterraggio sui tre punti il sobbalzo era causato dal movimento verso il basso della coda, dopo che le ruote principali avevano toccato. Ora, rileggendo quella lezione, uno studente intelligente potrebbe anche chiedersi: “Ma allora, se diamo barra in avanti quando le ruote toccano, e riduciamo l’angolo l’incidenza riducendo la portanza, non teniamo l’aereo sulla pista?” La risposta è: “Eureka! Avete appena reinventato l’atterraggio sulle ruote!” Bisogna però aggiungere (e lo vedremo fra poco) che durante il rullaggio post-atterraggio bisogna continuare a spingere la barra gradualmente in avanti, man mano che l’aereo rallenta, e l’elevatore perde efficacia. Quando la barra sarà tutta in avanti, la coda s’appoggerà da sola sulla pista.

Ricordatevi che se cercate di obbligare la coda a posarsi (tirando la barra), l’angolo di incidenza crescerà e, se la velocità è sufficientemente alta, l’aereo prenderà di nuovo il volo.

Ricordatevi che se cercate di obbligare la coda a posarsi (tirando la barra), l’angolo di incidenza crescerà e, se la velocità è sufficientemente alta, l’aereo prenderà di nuovo il volo.

Esaminiamo l’intera procedura passo per passo:

  1. Eseguite un avvicinamento normale, alla VREF normale (non c’è bisogno di andare più veloci)
  2. Durante la parte iniziale della richiamata, lasciate che le ruote principali contattino terra al rateo minimo di discesa. Potrebbe essere consigliabile usare anche un po’ di potenza, almeno durante l’addestramento, perché pare che ciò aiuti i novizi
  3. Applicate immediatamente una pressione in avanti sulla barra, per mantenere l’aereo a terra. La pressione sarà direttamente proporzionale al rateo di discesa al quale avete toccato terra. E togliete tutto il motore, se siete atterrati con un po’ di potenza
  4. Continuate a esercitare una pressione in avanti sulla barra, fino a fondo corsa, e finché la coda non si sarà adagiata sulla pista, con la barra tutta in avanti
  5. Quando il ruotino di coda tocca terra, portate la barra tutta indietro e tenetevela, per mantenere il ruotino a contatto della pista (come si fa durante l’atterraggio o il rullaggio normali)

Per finire, qualche commento riguardo ai punti precedenti. Per quanto concerne il numero 1…

Leggi il mio articolo completo su Aeroplane to Aeroplano


Fonti e riferimenti:

https://www.leonardopavese.dev/2013/09/latterraggio-sulle-ruote.html


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L’atterraggio a gambe incrociate

Di Jon Cadd (Tradotto e adattato da L. Pavese)

Cessna Skywagon II 185
Un Cessna 185

Il telefono squillò, e all’altro capo c’era il mio amico Simon Rodger che mi chiamava dal Sudafrica. Aveva avuto qualche guaio con il suo Cessna 185 e, siccome io mi ero specializzato a lavorare su di essi, e avevo insegnato a Simon a pilotare il suo, lui aveva pensato che forse io avrei potuto aiutarlo. Aveva acquistato quel particolare 185 dalla Mission Aviation Fellowship, grazie a uno dei nostri programmi di rinnovamento della flotta. L’aereo era appena uscito da un’officina commerciale, dopo un cambio di registrazione e la sostituzione degli elementi strutturali incrinati del carrello d’atterraggio. Sarebbe stato uno dei primi voli dell’aereo, dopo le riparazioni. C’era una vibrazione nel ruotino di coda, ma l’aereo, secondo Simon, era molto più difficile da pilotare di quanto si ricordasse, e aveva pensato che forse sarebbe stato meglio se avessimo volato un po’ insieme di nuovo, per un ripasso.

Simon disse che sarebbe venuto su da noi in volo immediatamente, e io acconsentii a dare un’occhiata all’aeroplano. Quando Simon arrivò, trainammo l’aereo nell’hangar e io lo misi a coda in su, su un cavalletto. Non fu difficile scoprire il problema col ruotino di coda: nei fori che assicuravano le balestre del ruotino erano stati avvitati i bulloni sbagliati, per cui il ruotino sfarfallava tutto in tondo. Mi avviai a prendere i bulloni giusti, ma mentre passavo davanti all’aereo notai qualcosa di sballato nel carrello d’atterraggio principale. Sul bordo anteriore delle gambe elastiche d’acciaio del carrello d’atterraggio c’erano degli incavi rugginosi, che erano stati riverniciati, e che erano proprio della dimensione dei supporti che sostengono i condotti del fluido idraulico dei freni; i quali dovrebbero trovarsi lungo il bordo posteriore delle gambe del carrello. I supporti dei condotti erano stati incollati (lungo il bordo posteriore) col Super-Glue. Molto strano. Tutto sembrava sottosopra!

Il Cessna 185 è un aereo a carrello biciclo, e come tutti i suoi simili è un po’ bizzoso. Deve essere pilotato passo per passo fintantoché non è stato parcheggiato nell’aviorimessa; per cui se il pilota non sta sempre un po’ “sul chi vive”, le cose sulla pista possono mettersi male molto velocemente. Simon diceva che pareva proprio che non gli riuscisse più di stimare dove fosse la pista, e che perciò l’aereo rimbalzava e si comportava in un modo imprevedibile. Infatti, addirittura, una volta Simon stava rullando verso le pompe del carburante e quando aveva frenato per rallentare l’aeroplano s’era impennato sul muso, e gli era riuscito di impedirgli di capottare solo tirando il volantino tutto indietro e dando tutto motore. Una cosa terrificante, a pochi metri dalle pompe della benzina; e non sono così sicuro che io avrei reagito tanto tempestivamente!

C’era un altro Cessna 185, del Servizio dei Parchi Nazionali, parcheggiato sulla rampa, quindi andai a dare un’occhiata al suo carrello, per vedere se mi riusciva di capire quale fosse il problema. Tutto mi fu chiaro appena ebbi guardato il secondo aereo. Il carrello di Simon era alla rovescia! Per cui adesso le ruote si trovavano arretrate dai 20 ai 25 centimetri, rispetto al baricentro dell’aereo; il che, per quanto riguarda il rullaggio, è completamente sbagliato.

Il 185 con il carrello a rovescio
Il 185 con il carrello a rovescio

Adesso era chiaro perché l’aereo avesse quasi capottato in avanti! Quando il carrello è montato nella maniera giusta, il bordo anteriore delle balestre è diritto, e quello posteriore è un pochino angolato. Quando avevano fatto le riparazioni, avevano montato gli elementi di forza del carrello a rovescio, dopodiché avevano dovuto scambiare di posto alle balestre per farle combaciare; per cui adesso la balestra sinistra stava a destra e viceversa. Avrebbero dovuto capirlo, quando avevano dovuto fare tutto quel lavoro per rimuovere i supporti dei condotti dei freni e incollarli sull’altro lato!

I supporti dei condotti del fluido dei freni, incollati sul bordo sbagliato
I supporti dei condotti del fluido dei freni, incollati sul bordo sbagliato
Infine, un 185 con le balestre montate correttamente
Infine, un 185 con le balestre montate correttamente

Dissi a Simon che ero molto fiero di lui, per essere riuscito a tenere l’aereo diritto in quelle circostanze. Una cosa del genere era già successa. Quando il pilota era uscito con l’aereo per collaudarlo, aveva frenato per fermarsi e fare i controlli pre-volo e l’aereo si era sul muso, urtando con l’elica e facendo un gran danno.

Non è raro pensare di aver eseguito qualche operazione con precisione, quando anche solo il più piccolo errore nel collocare le parti o le informazioni, anche se giuste, può portare a conseguenze disastrose.

Questa è la traduzione di un articolo che Jon Cadd aveva pubblicato un po’ di tempo fa sul suo blog, Captain’s Blog-Africa.

Jon Cadd
Jon Cadd

Jon Cadd ora pilota un Cessna 208 Caravan per la M.A.F., ma ha accumulato più di 13500 ore di volo, pilotando aerei leggeri, decollando e atterrando da ogni tipo di terreno, nel Pacifico, negli Stati Uniti e soprattutto in Africa.

Spero che il pezzo sull’aereo dalle gambe storte vi sia piaciuto, e i vostri commenti saranno molto graditi. Grazie,

Leonardo Pavese


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